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MICRON: NESSUN PASSO AVANTI PER IL CONTRATTO INTEGRATIVO

pubblicato 27 ott 2015, 01:21 da Collettivo FIM   [ aggiornato in data 27 ott 2015, 01:21 ]
Giovedì 24 settembre si è svolto a Monza l'incontro sul rinnovo del contratto integrativo.
L'azienda ha portato i dati richiesti dalle OOSS sull'utilizzo dei permessi retribuiti aggiuntivi a quelli previsti dal contratto collettivo nazionale. La Micron ha calcolato che vengono utilizzate in media 7 ore di permessi a testa, soprattutto quelli previsti per visite mediche, prendendo a riferimento l'intera platea delle lavoratrici e dei lavoratori. C'è però un utilizzo che, ovviamente, varia molto da persona a persona. Circa la metà dei lavoratori, infatti, non utilizza permessi, probabilmente in virtù di una flessibilità oraria che oggi riguarda solo i livelli più alti. L'altra metà dei dipendenti utilizza, ovviamente, più permessi retribuiti: per questa fascia, si arriva ad una media di circa 15/20 ore l'anno utilizzate. La direzione aziendale ha sostenuto che decurtando questi permessi e arrivando ad un tetto massimo di 8 ore l'anno, la Micron potrebbe risparmiare più di cento euro che potrebbe reinvestire nella polizza sanitaria, aumentandone le prestazioni, come richiesto dall'integrativo aziendale.

Fim, Fiom e Uilm e le Rsu hanno ribadito che, ferma restando la volontà di ragionare di un tetto massimo di permessi, ritengono che la proposta di portare il tetto a 8 ore sia inaccettabile e che si debba trovare una mediazione diversa. Rispetto alla proposta aziendale di ottenere il contributo aggiuntivo alla polizza sanitaria attraverso il risparmio avuto dalla decurtazione dei permessi ritengono la proposta ugualmente non ammissibile. L'azienda deve venire incontro alle richieste delle lavoratrici e dei lavoratori, visto che il suo andamento è positivo, investendo sul miglioramento delle loro condizioni, mettendoci del suo: il contratto aziendale non può essere a costo zero.

Rispetto al premio di risultato l'azienda ha ribadito di voler rendere omogeneo il premio italiano a quello in vigore nel resto della multinazionale, estendendo quindi l'IPP a tutti. E' rimasta però ferma rispetto alla richiesta di creare un meccanismo di garanzia che salvaguardi l'Italia dal fatto che l'IPP possa scomparire per volontà della multinazionale, visto che in passato è capitato che il premio non sia stato erogato a prescindere dal raggiungimento degli obiettivi. Su questo l'azienda è stata irremovibile e ha negato che ci possa essere la possibilità di avere un premio “di riserva” o una qualche garanzia.
Alla fine la discussione si è concentrata sull'elaborazione di un verbale di riunione che per l'azienda doveva contenere la dichiarazione fatta già la volta scorsa rispetto alla volontà di disdire l'accordo integrativo in vigore nel caso non si raggiungesse un nuovo accordo entro ottobre.

La discussione proseguirà il primo ottobre a Catania.

Fim, Fiom e Uilm giudicano negativo l'esito dell'incontro che non ha prodotto sostanziali passi avanti rispetto all'incontro della volta precedente.
Ci sono due grossi nodi da sciogliere:
  •  L'azienda deve investire risorse sul contratto integrativo, non si può pensare di venire incontro alle richieste dei lavoratori spostando le risorse da una voce all'altra.
  •  Il premio di risultato non può diventare una variabile indipendente dai parametri concordati tra le parti, aventi come obiettivo l'incremento della produttività, della redditività e della qualità.
A questi nodi si aggiunge l'annuncio dell'azienda di voler in ogni caso dare disdetta all'accordo integrativo vigente nel caso in cui non si raggiungesse l'accordo entro ottobre. Un odioso ricatto che però non modifica l'obiettivo di tutta la delegazione sindacale: migliorare la condizione delle lavoratrici e dei lavoratori Micron, che, con il loro know how, sono la vera ricchezza dell'azienda.

Fim, Fiom e Uilm auspicano che giovedì l'azienda si decida a fare sostanziali passi avanti, altrimenti sarà difficile pensare che si possa chiudere un accordo nei tempi stabiliti.

FIM, FIOM, UILM NAZIONALI
Roma, 30 settembre 2015
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